
Interessante riflessione del parlamentare del Pdl On.Fabio Granata.
“Fa riflettere come la questione giudiziaria che investe rappresentanti politici, enti economici, istituzioni e settori dell’economia sia tornata prepotentemente a caratterizzare l’intero territorio nazionale, attraversando trasversalmente le aree politiche e geografiche della Nazione.
Oltre la crisi dell’economia, già di per sé fattore di grandi preoccupazioni, emerge con prepotenza “una questione morale” che non può più essere declinata nella retorica della giustizia politicizzata o delle “toghe rosse” ma che invece deve far riflettere i partiti sulla necessità di ripensare profondamente i metodi di selezione delle classi dirigenti.
Le decine di amministrazioni sciolte per mafia, la virulenza di ciò che emerge in Campania, in Puglia, in Calabria ma anche in Lombardia deve far comprendere che la infiltrazione criminale nell’economia è una grande questione nazionale e non può essere affrontata, né tantomeno risolta con gli stanche ritornelli dello “sviluppo che batte le Mafie”: sono viceversa queste ultime il più grande freno allo sviluppo dell’economia italiana, sono le Mafie che drogano il mercato e rendono la vita impossibile ad una libera intrapresa che non vuole piegare la testa.
E’ giusto che il Sud chieda maggiori attenzioni, ma non sono i contributi statali che potranno salvarlo e riequilibrarne il livello di innovazione e modernità ma nuove classi dirigenti che abbiano energia, credibilità e strategia indispensabile ad un complesso processo di rinascita.
Criminalità, affarismo e corruzione costituiscono la principale zavorra dello sviluppo meridionale italiano poiché, oltre a deprimere l’etica e la legalità collettiva inducendo i cittadini a pensare che esistono scorciatoie illegali attraverso le quali è possibile raggiungere qualsiasi fine, distorcono i mercati delle merci e del lavoro creando monopoli di fatto e bloccando l’iniziativa e l’entusiasmo di chi vuole operare nella legalità.
Ma la lotta alle Mafie si fa anche con gesti simbolici, rinnovando le classi dirigenti e non dando la possibilità ad alcuno che sia investito da inchieste giudiziarie di collusione o peggio di associazione alle organizzazioni criminali di poter rappresentare gli elettori e il popolo in ruoli di governo o di poter competere ad essi.
Beppe Niccolai ci ricordava sempre che “la Politica è far bene cose di interesse comune”: per essere all’altezza di questo messaggio, sempre attuale e nobile, dobbiamo pretendere da noi stessi innanzitutto e da chiunque si impegni in politica più che le parole, esempi di trasparenza e adesione prima ancora antropologica che culturale, ai valori di legalità e di diritto per i quali tanti, ad iniziare da Paolo Borsellino, hanno dato la vita.
Segnali di speranza emergono prepotenti tra gli imprenditori siciliani che decidono di dire basta al racket delle estorsioni, tra i tantissimi giovani del meridione d’Italia che hanno fatto propria la consapevolezza che è “meglio un giorno da Borsellino che cento anni da Ciancimino”.
Segnale prepotenti che esprimono la faccia al Sole della Nazione, che vogliono “ricordarsi” di un Sud diverso fatto di cultura, tradizioni, paesaggi, dolcezza e gioia di vivere. Segnali importanti come lo straordinario indice d’ascolto che ha avuto Saviano su Raitre raccontando storie di ribellione verso ogni prepotenza.
C’è un Italia migliore che vogliamo e possiamo rappresentare e per questo chiediamo agli altri e pretendiamo da noi stessi coerenza e buon esempio.
Per questo dalla regione Campania, a Castellammare, da Fondi alla Puglia, da Milano ad ogni parte d’Italia dove emergono connivenze e intrecci inquietanti, pretendiamo che si facciano passi indietro e che vadano avanti gli onesti poiché contro le Mafie, per citare Pound, “l’unica cultura che riconosciamo è quella del pensiero che diventa azione”.”